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Il deismo (dal latino: deus) è una filosofia religiosa razionalista ma non necessariamente anticlericale[1][2], che sostiene l'esistenza di un Dio Essere Supremo, ordinatore, ma esterno al mondo, con caratteri di "religione naturale", dedotta tramite una teologia razionale.
Sviluppatasi nei secoli XVII e XVIII in Gran Bretagna,[1], diffusa successivamente in Francia, Germania e Stati Uniti d'America. Il deismo esclude dogmi, autorità religiose, ed elementi sovrannaturali, oltre che la maggioranza di ciò che viene collegato al paranormale e al misticismo religioso rivelato, considerati come mera superstizione ed errori che nascondono il vero carattere razionale della divinità. Nato in un'epoca fortemente segnata dalle guerre di religione combattute allora tra cattolici e protestanti, il deismo intendeva porre fine ai contrasti fra le religioni rivelate[1][2] in nome di quell'univocità della ragione sentita, in particolare nell'ottica dell'Illuminismo, come l'unico elemento in grado di unire in fratellanza tutti gli esseri umani.[1][2] In quest'ambito Kant nella Critica della ragion pura diede una definizione dei due termini di deismo e teismo che precedentemente erano sinonimi (come si nota nel Dizionario filosofico del deista Voltaire[3], nell'Emilio di Rousseau[4] e ne Il buon senso dell'ateo d'Holbach); scrive Kant:
Il deismo assume quindi a priori l'esistenza di un Essere Supremo, creatore e regolatore delle leggi dell'universo,[2] indispensabile a spiegarne l'ordine, l'armonia e la regolarità. Nega però sia la necessità di una rivelazione, dalla quale comunque prescinde ritenendo che sia solo per gli incolti, sia la storicità di qualsiasi pretesa rivelazione.[1][2] A seconda dei casi ammette o meno l’esistenza di una provvidenza, di qualcosa che agisce nella storia oltre le azioni contingenti dell'uomo.
La negazione della rivelazione ha come conseguenza il rifiuto di qualsiasi dogma, testo sacro o autorità religiosa.[1][2] L'uso corretto della ragione consente all'uomo di elaborare una religione naturale e razionale completa e autosufficiente, capace di spiegare il mondo e l'uomo.
Il deismo viene definito anche come "religione naturale",[2] in quanto non fondato su testi sacri ma sulla ragione che, ribadendo l'esistenza di Dio, lo configura in termini differenti da quelli delle religioni rivelate. Esso assume anche alcuni elementi del panteismo di Spinoza (Deus sive Natura), come in Rousseau, o reputa Dio come ciò che è inconoscibile dalla ragione speculativa, ma verso cui tende tutto l'uomo da un punto di vista morale, come in Kant, o come qualcosa di esterno e disinteressato al mondo come in Hume e Voltaire.
Organizzazioni e culti organizzati con credenze deiste includono il culto dell'Essere Supremo durante la rivoluzione francese, la teofilantropia, la massoneria e l'Unione Mondiale dei Deisti.
Storia
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Nonostante le difficoltà iniziali a superare la censura non solo ecclesiastica (cattolica e protestante) per le posizioni di estremo razionalismo, il deismo diventò ben presto una delle principali correnti d'interpretazione filosofica della religione, anticipando tematiche che avrebbero trovato pieno sviluppo nel Settecento con l'Età dei Lumi.
Se l'amico di Cartesio, Marin Mersenne, nel 1624 sente l'urgenza di denunciare il diffondersi del deismo e di altre correnti filosofiche antireligiose in Europa, pubblicando L'impiété des déistes, athées et libertins de ce temps, combatue et renversée de point en point par raisons tirées de la philosophie et de la théologie, il filosofo cattolico francese Blaise Pascal qualche decennio dopo denunciò come deisti tutti coloro che pretendono di assurgere alla conoscenza di Dio prescindendo dalla rivelazione tramandata dalla tradizione ecclesiastica, e contrapporrà al «Dio dei filosofi», raggiunto con il lume naturale, il «vero Dio» rivelato dei testi sacri ebraici e cristiani.
L'empirista ed illuminista scozzese David Hume è il filosofo che ha espresso la critica più feroce dell'antropomorfismo sotteso sia alle religioni monoteiste, sia alla concezione deistica del mondo, tuttavia sostenne l'esistenza di un ordine morale del mondo, sebbene non conoscibile razionalmente. Nei suoi Dialoghi sulla religione naturale (1779) sostenne che «la materia può essere suscettibile di numerose e grandi rivoluzioni durante i periodi infiniti di durata eterna del mondo», contro la tradizione che da Anassagora si estende fino a Cartesio e oltre, attacca il privilegio accordato «a questa piccola agitazione del cervello che noi chiamiamo pensiero», facendone il modello di risoluzione di tutti gli enigmi posti dall'esistenza e dal funzionamento dell'universo e proprio in virtù delle sue tendenze antirazionaliste ammise la potenza dell'abitudine e della consuetudine in rapporto a conoscenze di ordine fisico-naturale (induzione) e in rapporto a conoscenze morali, valorizzando molto le componenti sensitive su quelle razionali e ammettendo, seppur in maniera problematica, una certa validità al senso comune.
Anche il culto massonico del Grande Architetto dell'Universo può essere considerato una forma di deismo, così come l'unitarianismo.
Deismo in Europa e in America
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Isole britanniche
[modifica | modifica wikitesto]Tra il Seicento e il Settecento molti furono i filosofi, scienziati, matematici, scrittori, intellettuali e politici illustri dell'Illuminismo europeo e americano che sostennero la critica alla religione del deismo, diffuso anche all'interno della massoneria, e furono deisti a loro volta; in Inghilterra tra i più noti vi sono stati illuministi ed empiristi (seguaci dell'assioma per cui la conoscenza tramite l'esperienza e il metodo scientifico diffuso da Galileo) come Edward Herbert di Cherbury, Charles Blount, John Locke (formalmente cristiano anglicano), Isaac Newton (anglicano), Lord Bolingbroke, Samuel Clarke, John Toland, Matthew Tindal, Anthony Collins e David Hume in Scozia. Anche Charles Darwin all'epoca della pubblicazione de L'origine delle specie era un deista.

Francia
[modifica | modifica wikitesto]In Francia sono stati deisti Jean Jacques Rousseau, Denis Diderot (ateo in vecchiaia), Voltaire (anche se, nel Dizionario filosofico usa il termine teismo), d'Alembert, Émilie du Châtelet (compagna di Voltaire), La Mettrie (poi divenuto ateo), Montesquieu, Victor Hugo (libero pensatore), Alphonse de Lamartine.

Un caso a parte nella diffusione del deismo francese è stato quello del prete Jean Meslier, il quale pur essendo segretamente ateo, antiteista e materialista, nel suo Testamento sosteneva con entusiasmo la causa combattuta dal deismo contro la religione; il capitolo sul deismo del Testamento di Meslier venne ricopiato e pubblicato clandestinamente dal filosofo ateo e illuminista Paul-Henri Thiry, barone d'Holbach, oltre che riutilizzato da Voltaire che pubblicò parzialmente la prima versione del Testament di Meslier depurandola dalle parti atee. In seguito ci fu un periodo di deismo ufficiale durante la Prima Repubblica francese, con la nascita del Culto dell'Essere Supremo.
Stati Uniti
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Nelle Tredici colonie britanniche dell'America settentrionale, alle quali seguì la guerra d'indipendenza dall'Impero britannico e la fondazione degli Stati Uniti d'America, i filosofi, scienziati e letterati deisti americani più noti ed influenti sono stati il filosofo Thomas Paine e i Padri fondatori degli Stati Uniti (in maggioranza anglicani) firmatari della Dichiarazione d'indipendenza: John Adams, Benjamin Franklin, Alexander Hamilton, John Jay, Thomas Jefferson, James Madison e George Washington, i quali avevano determinate confessioni private, le quali non condizionavano in maniera pesante la loro azione politica, e si riconoscevano in una religione razionale e naturale (ad esempio Jefferson che realizzò una Bibbia priva di elementi sovrannaturali) avvicinabile al deismo illuminista. La stessa introduzione della Dichiarazione, stesa da Jefferson, è di ispirazione deista e fa riferimento a "leggi della Natura e del Dio della Natura":
Jefferson aiutò anche La Fayette con la stesura della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino in Francia.
Il poeta e scrittore Edgar Allan Poe era deista-panteista (protestante di nascita)[5], così come Mark Twain.
Germania e Austria
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In Germania furono deisti i filosofi G. E. Lessing, J. G. Fichte, poi convertito al Cristianesimo, lo stesso Immanuel Kant (formalmente cristiano protestante luterano), Leibniz (cristiano razionalista) e Moses Mendelssohn, sebbene il deista forse più noto, insieme con Adam Weishaupt, il fondatore dell'ordine degli Illuminati di Baviera, è stato il critico biblico ed esegeta Hermann Samuel Reimarus, i cui scritti furono pubblicati postumi da Lessing come Frammenti dell'Anonimo di Wolfenbüttel[6]. In particolare la pubblicazione del frammento in cui Reimarus contesta l'attendibilità storica della risurrezione di Gesù, definendola un falso storico e attribuendola a un'invenzione dei discepoli, disperati dopo la morte del loro maestro,[7] destò un vivacissimo scandalo in Germania. A Lessing fu vietato il diritto di replica: egli utilizzò questo silenzio imposto per portare sul palcoscenico la prosecuzione del confronto con il pastore Goeze, scrivendo il dramma Nathan il saggio, in cui, utilizzando la parabola dei tre anelli, già presente nel Decameron di Giovanni Boccaccio, sviluppò al contempo i temi della tolleranza e della teoria dell'impostura. Sempre in ambito germanico, il poeta Friedrich Schiller[8] (autore del testo originale dell'Inno alla gioia musicato poi da Beethoven e oggi Inno europeo), aveva una spiritualità deista, così come il compositore Wolfgang Amadeus Mozart da adulto (formalmente cattolico ma membro attivo della massoneria, si veda la cantata Voi che onorate il creatore dell'universo infinito K 619 su testo di Franz Heinrich Ziegenhagen), lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe (deista-panteista) e il monarca illuminato Federico II di Prussia.
Italia
[modifica | modifica wikitesto]In Italia ebbero posizioni deiste Tommaso Campanella (uno dei precursori di questa filosofia), Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giacomo Casanova, Filippo Buonarroti, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi (tendente all'agnosticismo), Giovanni Pascoli, Vittorio Alfieri e Goffredo Mameli. Secondo alcuni storici, anche le credenze religiose del genio rinascimentale Leonardo da Vinci possono essere accostate ad una forma di deismo.[9]
Deismo istituzionalizzato durante la Rivoluzione francese
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Diversi esponenti della rivoluzione francese furono deisti, come Robespierre - che alla fine del governo giacobino spinse a votare come religione di Stato una forma di deismo istituzionalizzato, il cosiddetto culto dell'Essere Supremo - Georges Jacques Danton, Louis Antoine de Saint-Just, Georges Couthon, Bertrand Barère, Jean-Paul Marat, il fogliante Jean-Sylvain Bailly e Camille Desmoulins. Già precedentemente si organizzavano semplici cerimonie, come il matrimonio simbolico di Marat con la compagna Simonne Evrard. Dopo il colpo di Stato del 9 termidoro il culto fu riproposto come religione privata nella forma della teofilantropia, vietata da Napoleone per motivi politici nel 1801 ma riproposta sotto varie forme. Essa fu ufficiosamente appoggiata dal Direttorio tra il colpo di Stato del 18 fruttidoro anno V (4 settembre 1797) e la legge del 22 fiorile anno VI (11 maggio 1798), in particolare dal direttore Louis-Marie de La Révellière-Lépeaux. Anche Napoleone fu forse un deista per una parte della sua vita, prima di tornare a professare il cristianesimo seppur critico in privato verso la Chiesa cattolica.[10] Tentativi di diffusione della teofilantropia in Italia furono fatti durante il triennio giacobino.
Il deismo contemporaneo
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Concezioni religiose di tipo deista sarebbero ancora particolarmente diffuse negli Stati Uniti e in grande espansione. Alcune associazioni di deisti, basandosi su studi sulle dinamiche religiose, stimano la popolazione americana vicina al deismo pari a quasi il 10% del totale; questa percentuale è annoverata come parte della categoria non religiosa. Altre stime vorrebbero invece il deismo una minoranza molto più esigua, circa lo 0,02%.[11]
Famosi deisti contemporanei furono il fisico Stephen Hawking[12] (formalmente anglicano e membro della Pontificia accademia delle scienze; in età matura divenuto ateo/agnostico) e l'astronauta dell'Apollo 11 Neil Armstrong (metodista ma che si definiva filosoficamente deista[13]).
Negli Stati Uniti moderni si è parlato di deismo cerimoniale per alcuni aspetti della religiosità pubblica come il motto In God we trust e di deismo terapeutico moralista per descrivere le credenze monoteistiche generalizzate che considerano comuni tra i giovani negli Stati Uniti. Lo studio degli autori ha rilevato che molti giovani credono in diversi precetti morali non esclusivi di nessuna delle principali religioni del mondo. Non si tratta di una nuova religione o teologia in quanto tale, ma di un insieme di credenze spirituali condivise, basate sul monoteismo, l'etica della reciprocità e la credenza nel premio dell'aldilà per i buoni, spesso credute da persone che si dichiarano sia deiste che genericamente credenti o fedeli di religioni tradizionali, pur non seguendone rigidamente i precetti.[14][15]
In Italia esiste l', rappresentante italiana della , che promuove il deismo e lotta per il suo riconoscimento con un'.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 «Il termine di deismo venne utilizzato già da Pierre Viret nel 1563, ma il movimento si affermò veramente soltanto nel XVII e nel XVIII sec. Ebbe diffusione soprattutto in Inghilterra, dove Herbert di Cherbury e in seguito Matthew Tindal, John Toland e Anthony Collins ne posero le basi concettuali nelle loro pubblicazioni, che suscitarono lo scandalo dei contemporanei. Nonostante la presenza di sensibilità diverse all'interno del movimento, il deismo fu caratterizzato dal vigore con il quale si oppose alla rivelazione biblica e alle istituzioni ecclesiastiche, in nome di una religione naturale che l'essere umano doveva essere in grado di scoprire con l'ausilio esclusivo della propria ragione. Sebbene i suoi adepti si richiamassero spesso a John Locke e al suo cristianesimo razionale e tollerante, essi divergevano dal suo pensiero per il carattere radicale del loro discorso. Equiparati agli atei [...] dagli apologisti cristiani, i deisti non negavano l'esistenza di Dio, ma denunciavano con fermezza le presunte incoerenze e persino l'immoralità della Sacra Scrittura, considerata tutt'al più come una congerie di contraddizioni, se non addirittura come un imbroglio sfruttato con abilità dalle autorità ecclesiastiche. Essa veniva a questo modo spogliata da qualunque carattere sacro. Eppure, nonostante il suo carattere radicale e polemico, la riflessione deista sull'Antico e sul Nuovo Testamento contribuì allo sviluppo della critica biblica, in particolare per quanto riguarda l'accertamento delle componenti giudaiche e cristiane, la storia del canone e l'interpretazione delle profezie.»
- 1 2 3 4 5 6 7 8 «Deismo: Orientamento di pensiero che riconosce l’esistenza di un Dio come prima causa, creatore e ordinatore del mondo: tale credenza (che, stabilita dalla ragione naturale, costituisce insieme all’immortalità dell’anima il nucleo della religione naturale), pur non essendo, per molti aspetti, in contrasto con posizioni teologiche delle Chiese cristiane, storicamente assume – lungo il sec. 17° e soprattutto nel 18° – un significato polemico contro le religioni storiche, le Chiese, contro l’idea di rivelazione o di mistero, in nome della ragione e della libertà di coscienza. Il termine deriva dal latino deus, come teismo dal greco ϑεός. I due termini, d. e teismo (il primo appare già nel 16° sec., forse usato per la prima volta dal calvinista M. Viret; il secondo fu messo in voga da Cudworth) furono sentiti come equivalenti ancora nell’Ottocento; [...] Storicamente il d. si matura nel Sei e Settecento, in relazione al nascere di una ragione critica e storica, alla crisi della coscienza religiosa tradizionale fortemente scossa dalle polemiche tra cattolici e riformati, alla scoperta di religioni antichissime e diverse dalla cristiana: in nome della ragione il d. combatte il dogmatismo delle religioni positive e cerca di definire, al di là delle differenze delle Chiese, un nucleo primordiale e «naturale» (perché conforme a ragione) della religione, in cui tutti gli uomini possano concordare, mentre considera le dottrine caratterizzanti le religioni storiche come aggiunte che spesso tradiscono quel nucleo essenziale («religione naturale»). Il d. diviene quindi promotore di ideali di tolleranza religiosa e di una critica assidua del soprannaturale, del miracoloso, dell’autoritario, di tutti quegli elementi insomma che sembrano sempre più annullare, introducendo spirito settario, l’universalità della religione naturale.»
- ↑ Alla voce Teismo ad esempio
- 1 2 3 4 5 Jean-Jacques Rousseau, Emilio, libro IV, "Professione di fede del vicario savoiardo"
- ↑ Edgar Allan Poe's Religion and Political Views | HollowverseThe Hollowverse: "Poe was Christian, but sometimes sounded like a deist or a pantheist".
- ↑ H. S. Reimarus, I frammenti dell'Anonimo di Wolfenbuttel pubblicati da G. E. Lessing, a cura di Fausto Parente, Napoli, Bibliopolis, 1977.
- ↑ La critica radicale di Reimarus all'attendibilità storica degli eventi narrati nei vangeli fu ripresa nell'Ottocento dal filosofo e teologo hegeliano David Friedrich Strauß in La vita di Gesù o Esame critico della sua storia (1835) e dal filosofo e storico delle religioni francese Ernest Renan nella sua Vita di Gesù (1863).
- ↑ Frede, Victoria (2011). Doubt, Atheism, and the Nineteenth-Century Russian Intelligentsia. University of Wisconsin Pres. p. 57. ISBN 9780299284442. Schiller was no atheist: he preached faith in God and respect for the Bible, but he condemned Christianity (both Catholic and Protestant forms) as a religion of hypocrisy
- ↑ Müntz, Eugène (2011). Leonardo Da Vinci. Parkstone International. p. 80. ISBN 9781780422954. To begin with, even if it could be shown - and this is precisely one of the points most in dispute - that Leonardo had broken with the teachings of the Catholic Church, it would still be nonetheless certain that he was a deist and not an atheist or materialist.
- ↑ Marie Courtemanche, Napoléon et le sacré, Editions du Cerf, 2019, cap. VII
- ↑ (EN) American Nones: The Profile of the No Religion Population – ARIS, su commons.trincoll.edu. URL consultato il 12 giugno 2021.
- ↑ Come si nota nel capitolo finale del suo libro Dal Big Bang ai buchi neri, in cui usa l'espressione "mente di Dio" e in cui parla di un Dio orologiaio esterno all'universo
- ↑ «It is clear that by the time Armstrong returned from Korea in 1952 he had become a type of deist, a person whose belief in God was founded on reason rather than on revelation, and on an understanding of God's natural laws rather than on the authority of any particular creed or church doctrine. While working as a test pilot in Southern California in the late 1950s, Armstrong applied at a local Methodist church to lead a Boy Scout troop. Where the form asked for his religious affiliation, Neil wrote the word "Deist."»
- ↑ Gene Edward Veith, A Nation of Deists, in World, 25 June 2005.
- ↑ Soul Searching: The Religious and Spiritual Lives of American Teenagers, su youthandreligion.nd.edu, University of Notre Dame.
- ↑ Unione Deista Italiana, su deismo.it. URL consultato il 23 agosto 2021.
- ↑ Da cui il motto Écrasez l'Infâme, "schiacciate l'infame"
- ↑ Émile, pp. 384, 387.
- ↑ Émile, p. 390.
- ↑ Émile, p. 330 e segg.
- ↑ Émile, p. 393.
- ↑ Capitolo III
- ↑ (EN) Pope sees physicist Hawking at evolution gathering, su reuters.com. URL consultato il 10 gennaio 2017.
- ↑ Émile, pp. 337-374
- ↑ Jean-Jacques Rousseau, Emilio, "Professione di fede del vicario savoiardo", p. 202; edizione alternativa p. 445
- ↑ J.-J. Rousseau, Emilio, introduzione
- ↑ "Il dovere morale dell'uomo consiste nell'imitare la bontà morale e la benevolenza di Dio, manifestata nella creazione verso tutte le sue creature. La bontà di Dio verso tutti gli uomini che vediamo giorno dopo giorno è un esempio che invita tutti gli uomini a comportarsi nello stesso modo l'uno con l'altro; di conseguenza, ogni persecuzione e vendetta tra gli uomini e ogni crudeltà nei confronti degli animali è una violazione del dovere morale"
- ↑ Ils reconnaissent que le culte digne de l'Être suprême est la pratique des devoirs de l'homme.
- ↑ Deism Defined, Welcome to Deism, Deist Glossary and Frequently Asked Questions, su deism.com. URL consultato il 23 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2021).
- ↑ «Che c’è in comune tra i preti e Dio? I preti stanno alla morale come i ciarlatani alla medicina. Com’è diverso il Dio della Natura da quello dei preti! Nulla vi è più assomigliante all’ateismo delle religioni da loro create. A forza di sfigurare l’Essere Supremo hanno distrutto quanto di questi vi era in loro; ne hanno fatto una palla di fuoco, un bue, un albero, un uomo, un re. I preti hanno creato Dio a propria immagine: l’hanno fatto apparire geloso, capriccioso, avido, crudele e implacabile. L’hanno trattato come un tempo i prefetti di palazzo trattavano i discendenti di Clodoveo, per regnare a suo nome a prenderne il posto. L’hanno relegato nel cielo come in un palazzo e l’hanno chiamato sulla terra solo per chiedergli a proprio vantaggio decime, ricchezze, onori, piaceri e poteri. Il vero sacerdozio dell’Essere Supremo è quello della Natura; il suo tempio è l’universo; il suo culto, la Virtù; le sue feste, la gioia di un grande popolo, riunito sotto i suoi occhi per stringere i dolci nodi della fratellanza universale e per fargli omaggio dei propri cuori sensibili e puri.»
- ↑ «Pare sempre che Voltaire creda in Dio. In realtà egli non ha mai creduto che al diavolo. Il suo preteso Dio è soltanto un essere che fa del male e prende gusto solo a nuocere. L'assurdità di questa dottrina salta agli occhi, ma soprattutto è rivoltante in un uomo colmato di ogni bene che, dalla rocca della sua buona sorte, cerca di indurre alla disperazione tutti i suoi simili con l'immagine penosa e crudele di tutte le calamità da cui egli è immune. Poiché sono più autorizzato di lui a contare e pesare i mali della vita umana, ne feci un esame equilibrato e gli provai come di tutti questi mali non ve sia uno solo imputabile alla Provvidenza o che non abbia la sua matrice nell'abuso compiuto dall'uomo delle sue facoltà anziché nella natura stessa. (...) Dopo di che Voltaire ha pubblicato la risposta che mi aveva promesso, ma che non mi è mai stata inviata, ed essa non è altro che il romanzo di Candide, di cui non posso parlare perché non l'ho letto.»
- ↑ Émile, p. 391.
- ↑ Enciclopedia Garzanti di Filosofia
- ↑ Lettera di T.P. Le Nieps a Rousseau, 30 novembre 1764, in Corrispondenza generale di J.-J. Rousseau, editori T. Dufour e P.P. Plan, Paris, 1924-1934, 20 volumi, volume XII, p.104
- ↑ Theodore Besterman, Voltaire et le désastre de Lisbonne ou La mort de l’optimisme, in: Studies on Voltaire and the Eighteenth Century, Les Délices 1956, vol.II,
- ↑ The Cambridge Companion to Atheism, a cura di Michael Martin, Cambridge University Press, 2007; p. 30; si veda anche D. Diderot, Lettera sui ciechi ad uso di coloro che ci vedono e Pensieri filosofici
- ↑ «Noi crediamo in una serie infinita di reincarnazioni dell'anima, di vita in vita, di mondo in mondo, ciascuna delle quali rappresenta un miglioramento ulteriore…» (Mazzini, in E. Bratina, op. cit., pag. 70); «La vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo: nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo dev'esser preparazione all'altro, ogni sviluppo temporale deve giovare allo sviluppo continuo ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e nella umanità complessiva che cresce con l'opera di ciascuno di noi» (Dei doveri dell'uomo, II)
- ↑ "When I see nothing annihilated (in the works of God) and not a drop of water wasted, I cannot suspect the annihilation of souls, or believe that He will suffer the daily waste of millions of minds ready made that now exist, and put Himself to the continual trouble of making new ones. Thus, finding myself to exist in the world, I believe I shall, in some shape or other, always exist; and, with all the inconveniences human life is liable to, I shall not object to a new edition of mine, hoping, however, that the errata of the last may be corrected"
- ↑ Deeims and death (PDF), su deism.com. URL consultato il 18 febbraio 2016 (archiviato il 18 febbraio 2016).
- ↑ Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Anima"
- ↑ J.-J. Rousseau, Emilio, libro IV, Professione di fede del vicario savoiardo, pag. 445
- ↑ Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Inferno"
Bibliografia
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- deismo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Cecilia Motzo Dentice di Accadia, DEISMO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
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- (EN) Deismo, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
- (EN) Deismo, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
- Deismo, in Dizionario di filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 8045 · LCCN (EN) sh85036505 · GND (DE) 4149020-4 · BNE (ES) XX525501 (data) · BNF (FR) cb11960407m (data) · J9U (EN, HE) 987007545594505171 |
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