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Coronavirus, il racconto in prima persona di Bartolo: "Io, deputato europeo in quarantena, fuori dal Parlamento"

Il deputato europeo rispetta l'invito rivolto dalla Direzione generale del Personale e dai Deputati Questori rivolto allo staff ed i deputati che provengono dalle zone di contagio
2 minuti di lettura
Vi racconto la mia sul Covid-19, cioè sul coronavirus, su questa influenza dalle forme aggressive. Ve lo dico subito: sono d'accordo con la stragrande maggioranza degli scienziati. Non bisogna farsi prendere dal panico. Questa è un'influenza, certo aggressiva, ma non peste bubbonica. Bisogna adottare semplici misure di prevenzione e di igiene, seguire le istruzioni delle autorità sanitarie e istituzionali. Ve lo dico per la mia esperienza di questi giorni.
 
Mi trovo a Bruxelles. Forse sono uno dei pochi deputati presenti perché, per il Parlamento europeo, questa è una settimana "verde", senza lavori di commissione. Ma non sono entrato nel palazzo perché ho seguito i consigli impartiti prima dalla Direzione generale del Personale e, oggi, dai Deputati Questori, che invitano lo staff ed i deputati che provengono dalle zone di contagio, a mettersi autonomamente in quarantena per i famosi 14 giorni. Sono arrivato a Bruxelles nella notte tra lunedì e martedì scorsi e ho subito appreso delle misure da seguire. Anche in ossequio alla deontologia professionale di medico, ho evitato di andare in ufficio. Avrei potuto farlo perché i Questori hanno rivolto solo un "invito" a non recarsi, non un obbligo. Ma, ovviamente, non l'ho fatto. E ho comunicato per e-mail la mia determinazione.
 
Sono stato, dal mattino del giovedì 20 febbraio al pomeriggio di lunedì 24 febbraio, a Milano, Bologna, Pesaro, Urbino, Forlì e poi ancora a Milano e Bergamo. Un interessante giro di iniziative ed incontri con gente meravigliosa. In località che rientrano, come sappiamo, nelle aree considerate a rischio contagio. Mi trovo, dunque, nel mio domicilio di Bruxelles impossibilitato a svolgere la mia mansione. Io sto bene, non ho alcun sintomo ma sono in quarantena volontaria. Certamente, è anche un po' curioso che ai deputati, provenienti dall'area di crisi, venga rivolto solo un "invito" ad astenersi dall'ingresso. Capisco che godiamo dell'immunità parlamentare ma non pensavo fossimo considerati immuni di fronte al virus. Dunque, il buon senso, consiglierebbe di dire - ammesso che la situazione sia davvero così estrema - tutti dentro o tutti fuori, deputati e funzionari. Perché il virus non conosce differenze. Devo aggiungere: a Bruxelles, in Belgio, sinora non sono state attuate misure di prevenzione.
 
La vicenda è senz'altro seria. Ma va affrontata con senso di responsabilità e, soprattutto, con calma e senza isterismi. Voglio dire che la situazione non deve essere, ovviamente, presa sotto gamba. Ma aggiungo, piuttosto, di essere molto preoccupato per le conseguenze che una situazione di paura e di ingiustificato panico possono verificarsi nel sistema economico, e non solo in Italia. Sarà bene che stare tutti un po' più calmi e riflessivi.
 
Ho sentito il presidente del Parlamento, David Sassoli, dire che bisogna seriamente cominciare a riflettere sul nostro sistema sanitario, cui va il nostro plauso, spezzettato in 20 Regioni. Sono perfettamente d'accordo. E come lui mi domando: ma dov'è, in frangenti come questi, la tanto declamata sanità privata?
 
Ps: leggo che gli aspiranti giovani stagisti italiani presso il Parlamento vengono respinti con una comunicazione via e-mail a causa del coronavirus. A pochi giorni dall'inizio del periodo di formazione. Chi li ripaga per le spese già sostenute (viaggio aereo, affitto, ecc.)?